Leggende, Riti propiziatori e Magia per l’Acqua di San Giovanni

ACQUA DI SAN GIOVANNI TRA LEGGENDA, RITI PROPIZIATORI E MAGIA

di Francesco A.

Per dare il benvenuto al solstizio d’estate un’antica leggenda, diffusa in tutta Italia, narra di preparare l’acqua di San Giovanni come rito propiziatorio secondo il quale si scongiurano le avversità, un connubio di leggende, riti propiziatori e magia. E’ ancora viva la tradizione di raccogliere il 23 giugno, giorno  precedente la nascita di San Giovanni Battista, erbe e fiori spontanei e lasciarli a bagno in una bacinella con dell’acqua, fuori casa. Il giorno successivo quell’acqua sarà utilizzata per lavarsi il viso e il collo. La ciotola viene lasciata all’esterno per far sì che la rugiada cadendo sulle erbe e i fiori doni un potente potere magico.  Proprio durante la notte del solstizio, quando il sole si congiunge con la luna le energie positive e propizie confluiscono sulla terra e sulle erbe trasformandole in un rimedio naturale capace di guarire da ogni male. La tradizione sostiene che l’acqua protegga da ogni malattia, porti fortuna, amore e allontani le sciagure dai raccolti, insomma un vero e proprio toccasana. 

DETTO POPOLARE ” LA GUAZZA  DE SAN JUANNI FA GUARI’ DA TUTTI LI MALANNI”

Le erbe e i fiori da utilizzare per preparare questa panacea variano da regione a regione ma immancabile deve essere l’iperico. Secondo la tradizione popolare viene detta erba di San Giovanni ed è considerata magica. Tutti coloro che si trovavano a camminare in questa notte incantata, ne nascondevano un rametto addosso insieme alla ruta e all’aglio. In  questo modo avevano una valida protezione contro le streghe, che durante la notte tra il  23 e 24 giugno, si spostavano per ritrovarsi all’incontro annuale. La pianta spontanea dell’iperico era chiamata “scacciadiavoli” ed era applicata per morsi di serpenti, scottature e per curare dall’epilessia. Qui, in Umbria, per preparare l’acqua profumata di San Giovanni, nelle incontaminate campagne, si raccolgono: finocchietto selvatico, la rosa selvatica di montagna, la lavanda, l’artemisia, i chiodi di garofano, l’arnica, la camomilla, i papaveri e i ranuncoli. Un’usanza molto sentita e radicata nella storia delle tradizioni popolari, un modo per riscoprire l’importanza delle nostre origini. Una tradizione evocata in una festa che si tiene il 24 giugno a San Giovanni di Spello, minuscolo borgo da case in pietra rosa, proprio il giorno del Santo protettore, San Giovanni Battista.

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