Sulle orme dei grandi pittori, l’Ultima Cena del Filocamo a Cascia

Pensando all’Ultima Cena, che nell’immaginario collettivo richiama alla memoria il celebre e misterioso dipinto di Leonardo da Vinci, quasi spontaneamente chiunque abbia visitato, almeno una volta nella vita,  la Basilica di Santa Rita da Cascia riesce a scorgere tra  i suoi ricordi un dipinto analogo a quello del genio fiorentino: l’Ultima Cena di Luigi Filocamo.

<<Venne il giorno degli Azzimi nel quale si doveva immolare la Pasqua e Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendogli : “Andate a prepararci la Pasqua affinché mangiamo”. Gli dissero: “Dove vuoi che prepariamo?”. Disse loro :”Quando sarete entrati nella città, incontrerete un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo nella casa in cui entrerà e direte al padrone della casa ‘Il Maestro ti manda a dire: Dov’è la sala dove potrò mangiare la Pasqua coi miei discepoli? Egli vi mostrerà una sala superiore, ampia e già allestita: lì preparate.>> (Lc 22, 7-23)

L’ambientazione

Nell’Ultima Cena del Filocamo a Cascia, la scena si svolge non nella stanza del cenacolo, come raccontato dalle Sacre Scritture, ma al cospetto delle mura cittadine, davanti le quali è imbandita una lunga tavola, che lascia presagire una lieta agape fraterna. Il placido vento primaverile sferza la tovaglia di lino, superbamente dipinta dall’artista italiano. I colori dei vespri scendono leggeri sulle alture affrescate alle spalle del Cristo. Accanto alla tavola un’anfora di terra cotta, vicino alla quale un cane si mostra intento a rosicchiare un osso. Alla sinistra un canovaccio giace a terra, vicino all’oncia del vino.


La scena

<< Mentre mangiavamo, Gesù prese del pane, e dopo averlo benedetto, lo spezzo e lo distribuì ai suoi discepoli dicendo: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo”. Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro dicendo: “Bevetene tutti; invero questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza che è sparso per molti a remissione dei peccati.>> (Mt 26, 26-28)

Giovanni è intento ad appoggiare la testa sulla spalla del Salvatore mentre Pietro, uno dei suoi prediletti, colloquia con lui. Né l’armonia dei colori né l’equilibrio della rappresentazione serale lascerebbero presagire l’indegno tradimento di Giuda ed il compimento di due profezie che avrebbero  cambiato il destino dell’uomo: l’istituzione dell’Eucarestia, destinata a mutare per sempre il rapporto tra Dio e le sue creature, e la Resurrezione che sancirà il trionfo di Cristo sulla morte.

Il tradimento

In posizione opposta al Maestro, Giuda il traditore cela sotto al mantello i trenta denari per i quali  ha barattato la vita del Cristo. Il tradimento, però è opera di un nemico invisibile, che richiama alla mente le tentazioni che il Salvatore avrebbe fronteggiato e vinto nel deserto: sconfitto, Satana avrebbe annunciato a Gesù la sua vendetta, compiuta a distanza di poco tempo armando la mano di Giuda. Non a caso, al cospetto della folla urlante che lo voleva catturare, Cristo rispose: “Questa è l’ora vostra e la potestà della tenebra.” (Lc 22, 53)

Paolo Aramini

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