La roveja, presidio Slow Food dell’Umbria

Presidio Slow Food dell’Umbria
La roveja

La roveja, tipica del nostro territorio, nel 2006 è stata riconosciuta presidio Slow Food dell’Umbria. Probabilmente originaria del Medio Oriente dove l’uomo se ne cibava già 14000 anni fa, considerata una vera prelibatezza da greci e latini, perse la sua importanza nei secoli successivi tanto che ci si era completamente dimenticati di questo straordinario prodotto. Ma alla fine degli anni ’90, un gruppo di donne di Civita di Cascia, un piccolo borgo della Valnerina, decise di recuperare questo seme perduto nascosto in un barattolo.

Cos’è la roveja?

E’ un piccolo legume, paragonabile al pisello comune, il cui colore va dal verde scuro al marrone e al grigio. I suoi fiori simili a minuscole orchidee viola e rosate diventano teneri baccelli. Nei tempi passati veniva coltivata in alta montagna, in particolare sui  Monti Sibillini, perchè è una piantina resistente alle basse temperature e non ha bisogno di molta acqua. Si pensa sia la progenitrice selvatica degli attuali piselli.

La semina della roveja

La semina si effettua a settembre quando, alla fine dell’estate, i campi non sono più arsi dal sole e sono pronti per essere arati. Nonostante l’aratura oggi avvenga non più con i buoi ma con mezzi meccanizzati che alleviano di molto la fatica dei contadini, la semina si effettua ancora manualmente. La roveja viene seminata a spaglio, si getta la semenza a piccole manciate sul letto di terra per poi ricoprirla smuovendo il terreno. Giugno è tempo di fioritura per la roveja, il verde del campo si costella delle piccole macchie rosa e viola della leguminosa. 

Quando avviene la raccolta di questo straordinario legume?

Venti giorni dopo la fioritura la roveja viene raccolta seguendo i metodi antichi. I suoi lunghi steli non possono essere mietuti con mezzi meccanici, pertanto i contadini lavorano ancora con la falce e lo fanno poco prima del tramonto, quando le piante sono meno secche e non si rischia di rovinare il baccello rigonfio. Le piante raccolte vengono ordinate in piccoli covoni su cui può passare la macchina trebbiatrice che separerà i legumi sgranati da steli e sterpaglie. Il passaggio successivo consiste nel setacciare il legume per eliminare ogni impurità. Ora, la roveja pulita viene messa in un sacco pronta per essere macinata.

Una ricetta 

Con la farina di roveja, detta anche polenta di Cascia si ottiene la farrecchiata umbra. Gli ingredienti sono semplici e genuini e realizzarla è molto facile.

Ingredienti
– 500 kg di farina di roveja
– 1 litro e mezzo di acqua bollente
– sale
– olio ad occhio
– pomodorini
– pane di segale
– acciughe dissalate

Procedimento
Versare la farina a pioggia in un litro e mezzo di acqua bollente e già salata, mescolare con la frusta per 25 minuti per non far formare i grumi. Una volta addensata versare il tutto nel piatto e guarnre con il pane di segale e acciughe.

Alimento di qualità

La roveja è stata la protagonista dell’alimentazione di pastori e contadini ed ha sfamato intere popolazioni di montagna durante la guerra in quanto è un alimento altamente proteico. E’ privo di glutine e molto digeribile, essiccato è un’eccellente fonte di carboidrati, fosforo, potassio e contiene pochissimi grassi. Oggi la roveja è tornata sulla nostra tavola, riprendendo il suo posto tra i legumi di qualità e conquistando il titolo di presidio Slow food dell’Umbria.

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