Mummie a Ferentillo, alla scoperta di un Museo da non perdere

Da cripta a…museo!

La storia del Museo delle Mummie, “allestito” nell’antica cripta della chiesa di Santo Stefano, è indissolubilmente legata alla grande fioritura urbanistica di Ferentillo. Per volere della famiglia Cybo, intorno alla fine del XV secolo, in tutto il territorio furono edificati nuovi santuari, di cui uno dedicato – per l’appunto – a Santo Stefano. Tuttavia, il tempio preesistente non venne demolito, al contrario di quanto accadde per le altre chiese del luogo, ma fu utilizzato come basamento su cui costruire il nuovo santuario. Il nucleo originario del tempio divenne così cripta sepolcrale della nuova struttura. Dal XVI secolo in poi, qui vennero inumati i corpi dei defunti passati a miglior vita.

Mummie in Valnerina

In seguito all’emanazione dell’Editto Napoleonico di Saint Cloud (1804),  il quale imponeva che la sepoltura dei cadaveri avvenisse all’infuori delle mura cittadine, le autorità locali autorizzarono le operazioni di smantellamento della cripta. Nello stupore generale, furono riesumati corpi di uomini, donne e bambini COMPLETAMENTE MUMMIFICATI. L’indagine autoptica condotta in loco rivelò che  la mummificazione, a cui erano stati sottoposti i defunti, fosse del tutto naturale e riconducibile al processo di essiccazione che aveva coinvolto i tessuti molli dei cadaveri.

Come nasce una mummia?

Numerosi furono gli scienziati che accorsero a Ferentillo all’indomani della macabra scoperta. A tale proposito, basti pensare che lo stupefacente ritrovamento richiamò l’attenzione di due dei più importanti fisici del XIX secolo: Carlo Meggiorani ed Aliprando Moriggia. Mentre il primo fu attento conoscitore e pioniere dell’embriogenesi, il secondo è conosciuto come antesignano della fecondazione artificiale e della fisiologia. Successivamente, le analisi del chimico Vincenzo Latini rivelarono che lo straordinario processo di mummificazione dei cadaveri fosse dovuto a particolari caratteristiche del terreno e che l’ambiente fresco ed asciutto della cripta avesse favorito la disidratazione dei defunti.

Riproduzione riservata © Paolo Aramini

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